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Zompero Andrea - alias

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Emblema

Scudo

Accartocciato, Ovale

Dettagli

    Tipo di emblema

    Stemma

    Colori

    Azzurro, Nero, Oro, Rosso, Verde

    Simboli

    Costruzioni ed edifici, Figure celesti, Natura

    Stille dell'emblema

    A colori

Categoria

  • Emblemi

Note

Il blasone della famiglia Peserico. Analisi storico-critica delle fonti, riesame tecnico del manufatto e proposta di ricostruzione dell'arma originaria

Introduzione

La ricostruzione e la tutela del patrimonio araldico di una casata storica richiedono un approccio fondato sulla critica delle fonti e sull'analisi materiale dei manufatti, superando la mera ricezione acritica delle descrizioni tramandate dalla tradizione.
Non di rado, repertori locali e catalogazioni moderne – pur meritori nella salvaguardia dei beni culturali – finiscono infatti con l'ereditare e perpetuare errori materiali originati da letture condizionate dallo stato di conservazione delle opere o da interpretazioni inevitabilmente influenzate dal loro degrado.
È questo il caso dello stemma della famiglia Peserico, documentato attraverso l'arma di Ioannes Matthaeus Pesericus, consigliere e assessore della Nazione Tarvisina presso lo Studio di Padova nell'anno 1672. Il blasone è stato tramandato in epoca contemporanea mediante le aggiunte di Otello Bullato all'opera di Sebastiano Rumor, Il blasone vicentino, ed è stato successivamente recepito nel censimento scientifico della Dott.ssa Lucia Rossetti (Stemmi dello Studio di Padova, scheda n. 2982).
Un riesame critico della documentazione disponibile, integrato con i principi dell'araldica storica e con le conoscenze relative alle tecniche pittoriche e di doratura del XVII secolo, induce tuttavia a ritenere che la tradizionale descrizione dello stemma — «d'azzurro, a due torri pendenti di rosso...» — possa costituire l'esito di una lettura materiale del manufatto alterato dal tempo, piuttosto che una fedele restituzione dell'aspetto originario dell'arma.
Il presente contributo non intende sostituire arbitrariamente la tradizione descrittiva consolidata, bensì proporne una rilettura critica, distinguendo costantemente tra dati direttamente osservabili, testimonianze documentarie e ipotesi ricostruttive.

Metodo della ricerca

La presente indagine si fonda sull'integrazione di quattro differenti livelli di analisi:
  • l'esame della documentazione archivistica e bibliografica disponibile;
  • l'osservazione dello stato materiale del manufatto superstite;
  • i principi della scienza araldica tradizionale;
  • le conoscenze relative alle tecniche esecutive della pittura e della doratura nel XVII secolo.
Le conclusioni vengono formulate distinguendo con chiarezza tra gli elementi direttamente documentati, quelli ricostruibili sulla base delle fonti e le ipotesi interpretative che, pur non dimostrabili in modo assoluto allo stato attuale delle conoscenze, risultano compatibili con le evidenze storiche, artistiche e araldiche.

1. L'analisi critica della scheda della Dott.ssa Rossetti e il problema della cometa

La scheda n. 2982 redatta dalla Dott.ssa Lucia Rossetti descrive il reperto conservato presso l'Università degli Studi di Padova nei seguenti termini:

SM. Scolpito e dipinto.
CV. Mancante la parte superiore, spezzata e ricomposta la parte sinistra della targa, scrostate le tinte.
SD. [Azzurro]: 2 torri a mattoni [rosse] poggianti su terreno [verde] [sormontate da 1 stella cometa d'oro ondeggiante in palo].
LG. Entro targa, in basso: IOANNES MATTEUS PESERICUS / VICentinus CONSilarius DE IA TARvisina / ET ASSESSoRE.

Dall'esame della scheda emergono due elementi di particolare rilievo.
Il primo concerne il grave stato di conservazione del manufatto. La stessa autrice precisa che la parte superiore dello scudo risulta perduta e che la superficie pittorica presenta diffuse abrasioni e scrostature, tali da compromettere la leggibilità originaria della composizione.
Il secondo riguarda la presenza della cometa d'oro.
Poiché la parte superiore dello scudo è oggi mancante, tale figura non è più direttamente osservabile sul reperto superstite. Il fatto che essa compaia comunque nella descrizione, racchiusa tra parentesi quadre, lascia ragionevolmente ritenere che la Dott.ssa Rossetti abbia utilizzato una documentazione precedente – verosimilmente un inventario storico, una trascrizione antica o altra fonte archivistica – per integrare la porzione perduta dello stemma.
La presenza della cometa può pertanto considerarsi storicamente documentata, sebbene in forma indiretta, attraverso la tradizione documentaria recepita dalla studiosa.
Tale circostanza assume particolare rilievo nell'interpretazione complessiva dell'arma, poiché costituisce un elemento metallico certamente attestato nella composizione originaria.

2. L'attribuzione del rosso alle torri: una rilettura alla luce delle tecniche di doratura del XVII secolo

L'aspetto più problematico della descrizione tradizionale dello stemma riguarda l'attribuzione del colore rosso alle due torri.
Sotto il profilo araldico e tecnico tale interpretazione merita infatti un riesame.
Dal punto di vista dell'araldica classica, una composizione costituita da figure rosse in campo d'azzurro, pur non essendo tecnicamente impossibile né contraria alla regola dei metalli e dei colori, risulta relativamente poco frequente nell'araldica italiana del XVII secolo, nella quale si riscontra più comunemente l'impiego di figure metalliche su campi di colore, soluzione che garantisce una maggiore evidenza e leggibilità dell'arma.
A tale osservazione si aggiunge un elemento di natura storico-artistica.
È noto alla letteratura sul restauro che, nella pratica della doratura seicentesca, tanto su pietra quanto su tavola, la foglia d'oro venisse generalmente applicata sopra un sottile strato preparatorio di bolo armeno, un'argilla finissima di colore rosso-bruno destinata a favorire l'adesione della doratura e ad accrescerne la luminosità.
Quando, nel corso dei secoli, la sottilissima foglia metallica si distacca a causa dell'usura, degli agenti atmosferici o di precedenti interventi conservativi, il bolo preparatorio rimane visibile, assumendo l'aspetto di una superficie uniformemente rossa.
Alla luce di tale fenomeno conservativo appare pertanto plausibile che le superfici oggi percepite come rosse non rappresentino necessariamente lo smalto originario delle torri, bensì lo strato preparatorio destinato a sostenere una doratura successivamente perduta.
Questa interpretazione consentirebbe di spiegare in maniera coerente sia l'apparente anomalia cromatica della composizione sia la presenza documentata della cometa d'oro, ricostruendo un'arma nella quale entrambi gli elementi principali condividerebbero il medesimo metallo.
Naturalmente, in assenza di analisi diagnostiche dirette sul manufatto, tale ricostruzione non può essere considerata dimostrata in senso assoluto. Essa costituisce tuttavia un'ipotesi compatibile con lo stato materiale dell'opera, con le tecniche artistiche del XVII secolo e con la tradizione araldica.

3. L'esegesi delle aperture: porte e finestre "del campo"

Un ulteriore aspetto merita attenzione.
Le descrizioni sintetiche degli stemmi frequentemente omettono l'indicazione del colore delle aperture delle torri, limitandosi alla blasonatura della figura principale.
Secondo la prassi araldica tradizionale, quando porte e finestre non siano espressamente descritte con uno smalto diverso ("aperte di nero", "chiuse d'argento", "murate di nero", ecc.), esse si intendono normalmente del campo, lasciando cioè trasparire lo smalto sul quale la figura è posta.
Nel caso dello stemma Peserico tale interpretazione appare coerente con la composizione complessiva dell'arma.
Le aperture delle torri risulterebbero infatti naturalmente d'azzurro, armonizzandosi con il campo senza introdurre ulteriori smalti non attestati dalla documentazione disponibile.
Anche sotto questo profilo, pertanto, la ricostruzione proposta risulta compatibile con la prassi blasonica tradizionale.

4. Proposta di ricostruzione critica della blasonatura

Alla luce delle considerazioni sin qui esposte, la seguente blasonatura appare quella che meglio concilia le testimonianze documentarie superstiti, le evidenze materiali del manufatto, le conoscenze relative alle tecniche pittoriche del XVII secolo e i principi dell'araldica storica.
Arma
D'azzurro, a due torri pendenti d'oro, aperte e finestrate del campo, fondate su una campagna erbosa di verde, sormontate da una cometa d'oro ondeggiante in palo.
Tale formulazione non pretende di sostituire definitivamente la tradizione descrittiva finora accolta dalla storiografia, ma costituisce una proposta di ricostruzione critica dell'arma originaria, fondata sull'integrazione delle fonti disponibili e sull'interpretazione dello stato conservativo del manufatto.

5. Conclusioni e prospettive di ricerca

L'analisi svolta induce a ritenere che la tradizionale attribuzione del colore rosso alle due torri possa derivare da una lettura dello stato materiale del manufatto piuttosto che dalla sua configurazione originaria.
L'ipotesi secondo cui le torri fossero originariamente dorate trova infatti una possibile spiegazione nella perdita della foglia d'oro e nella conseguente emersione del bolo preparatorio, fenomeno ben documentato nella storia delle tecniche artistiche.
Pur non essendo dimostrabile in modo definitivo sulla base delle sole evidenze attualmente disponibili, tale ricostruzione risulta compatibile con la documentazione storica, con le tecniche esecutive del XVII secolo e con la tradizione araldica.
La presenza della cometa d'oro, attestata indirettamente dalla documentazione utilizzata dalla Dott.ssa Lucia Rossetti per integrare la parte perduta dello stemma, contribuisce inoltre a rafforzare la coerenza complessiva della ricostruzione proposta.
La presente indagine intende pertanto offrire un contributo alla rilettura critica del patrimonio araldico vicentino, auspicando che future indagini diagnostiche non invasive — quali osservazioni in luce radente, microscopia digitale o analisi mediante fluorescenza a raggi X (XRF) — possano verificare l'eventuale presenza di residui della doratura originaria e fornire ulteriori elementi a sostegno o a revisione dell'ipotesi qui avanzata.

Dedica

Alla memoria del carissimo zio Alessandro Peserico (1927–2017), marito di zia Luciana Gavasso (1943–2018), dipendente della Provincia di Vicenza, uomo di singolare ingegno e di profonda rettitudine, cui devo l'affetto che mi ha avvicinato alla storia della famiglia e il desiderio di custodirne la memoria.
Questo studio è rispettosamente dedicato alla sua memoria.
Dott. Andrea Zompero di Piana
già Xompero "Venexiani"

Blasonatura

Scudo: accartocciato

Arma: d'azzurro, a due torri pendenti al naturale poste su un terreno erboso di verde e sormontate da una cometa d'oro, ondeggiante in palo

 

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