2. L'attribuzione del rosso alle torri: una rilettura alla luce delle tecniche di doratura del XVII secolo
L'aspetto più problematico della descrizione tradizionale dello stemma riguarda l'attribuzione del colore rosso alle due torri.
Sotto il profilo araldico e tecnico tale interpretazione merita infatti un riesame.
Dal punto di vista dell'araldica classica, una composizione costituita da figure rosse in campo d'azzurro, pur non essendo tecnicamente impossibile né contraria alla regola dei metalli e dei colori, risulta relativamente poco frequente nell'araldica italiana del XVII secolo, nella quale si riscontra più comunemente l'impiego di figure metalliche su campi di colore, soluzione che garantisce una maggiore evidenza e leggibilità dell'arma.
A tale osservazione si aggiunge un elemento di natura storico-artistica.
È noto alla letteratura sul restauro che, nella pratica della doratura seicentesca, tanto su pietra quanto su tavola, la foglia d'oro venisse generalmente applicata sopra un sottile strato preparatorio di bolo armeno, un'argilla finissima di colore rosso-bruno destinata a favorire l'adesione della doratura e ad accrescerne la luminosità.
Quando, nel corso dei secoli, la sottilissima foglia metallica si distacca a causa dell'usura, degli agenti atmosferici o di precedenti interventi conservativi, il bolo preparatorio rimane visibile, assumendo l'aspetto di una superficie uniformemente rossa.
Alla luce di tale fenomeno conservativo appare pertanto plausibile che le superfici oggi percepite come rosse non rappresentino necessariamente lo smalto originario delle torri, bensì lo strato preparatorio destinato a sostenere una doratura successivamente perduta.
Questa interpretazione consentirebbe di spiegare in maniera coerente sia l'apparente anomalia cromatica della composizione sia la presenza documentata della cometa d'oro, ricostruendo un'arma nella quale entrambi gli elementi principali condividerebbero il medesimo metallo.
Naturalmente, in assenza di analisi diagnostiche dirette sul manufatto, tale ricostruzione non può essere considerata dimostrata in senso assoluto. Essa costituisce tuttavia un'ipotesi compatibile con lo stato materiale dell'opera, con le tecniche artistiche del XVII secolo e con la tradizione araldica.
3. L'esegesi delle aperture: porte e finestre "del campo"
Un ulteriore aspetto merita attenzione.
Le descrizioni sintetiche degli stemmi frequentemente omettono l'indicazione del colore delle aperture delle torri, limitandosi alla blasonatura della figura principale.
Secondo la prassi araldica tradizionale, quando porte e finestre non siano espressamente descritte con uno smalto diverso ("aperte di nero", "chiuse d'argento", "murate di nero", ecc.), esse si intendono normalmente del campo, lasciando cioè trasparire lo smalto sul quale la figura è posta.
Nel caso dello stemma Peserico tale interpretazione appare coerente con la composizione complessiva dell'arma.
Le aperture delle torri risulterebbero infatti naturalmente d'azzurro, armonizzandosi con il campo senza introdurre ulteriori smalti non attestati dalla documentazione disponibile.
Anche sotto questo profilo, pertanto, la ricostruzione proposta risulta compatibile con la prassi blasonica tradizionale.
4. Proposta di ricostruzione critica della blasonatura
Alla luce delle considerazioni sin qui esposte, la seguente blasonatura appare quella che meglio concilia le testimonianze documentarie superstiti, le evidenze materiali del manufatto, le conoscenze relative alle tecniche pittoriche del XVII secolo e i principi dell'araldica storica.
Arma
D'azzurro, a due torri pendenti d'oro, aperte e finestrate del campo, fondate su una campagna erbosa di verde, sormontate da una cometa d'oro ondeggiante in palo.
Tale formulazione non pretende di sostituire definitivamente la tradizione descrittiva finora accolta dalla storiografia, ma costituisce una proposta di ricostruzione critica dell'arma originaria, fondata sull'integrazione delle fonti disponibili e sull'interpretazione dello stato conservativo del manufatto.
5. Conclusioni e prospettive di ricerca
L'analisi svolta induce a ritenere che la tradizionale attribuzione del colore rosso alle due torri possa derivare da una lettura dello stato materiale del manufatto piuttosto che dalla sua configurazione originaria.
L'ipotesi secondo cui le torri fossero originariamente dorate trova infatti una possibile spiegazione nella perdita della foglia d'oro e nella conseguente emersione del bolo preparatorio, fenomeno ben documentato nella storia delle tecniche artistiche.
Pur non essendo dimostrabile in modo definitivo sulla base delle sole evidenze attualmente disponibili, tale ricostruzione risulta compatibile con la documentazione storica, con le tecniche esecutive del XVII secolo e con la tradizione araldica.
La presenza della cometa d'oro, attestata indirettamente dalla documentazione utilizzata dalla Dott.ssa Lucia Rossetti per integrare la parte perduta dello stemma, contribuisce inoltre a rafforzare la coerenza complessiva della ricostruzione proposta.
La presente indagine intende pertanto offrire un contributo alla rilettura critica del patrimonio araldico vicentino, auspicando che future indagini diagnostiche non invasive — quali osservazioni in luce radente, microscopia digitale o analisi mediante fluorescenza a raggi X (XRF) — possano verificare l'eventuale presenza di residui della doratura originaria e fornire ulteriori elementi a sostegno o a revisione dell'ipotesi qui avanzata.
Dedica
Alla memoria del carissimo zio Alessandro Peserico (1927–2017), marito di zia Luciana Gavasso (1943–2018), dipendente della Provincia di Vicenza, uomo di singolare ingegno e di profonda rettitudine, cui devo l'affetto che mi ha avvicinato alla storia della famiglia e il desiderio di custodirne la memoria.
Questo studio è rispettosamente dedicato alla sua memoria.
Dott. Andrea Zompero di Piana
già Xompero "Venexiani"