Scudo
Accartocciato
Accartocciato
Stemma
Acciaio, Al naturale, Azzurro, Nero, Oro, Rosso, Verde
Animali, Figure araldiche, Flora, Partizioni
Decorazione, Elmo, Lambrecchini/Svolazzi/Fogliame, Penne o piume
A colori
Il Blasone degli Slavina: Tra Fedeltà Imperiale e Saggezza Notarile nell'Alta Valle del Chiampo del XVII Secolo (a cura del Dott. Andrea Zompero)
Gli Slavina, antica famiglia di origine cimbra insediatasi già sul finire del Trecento ad Altissimo, nell'alta Valle del Chiampo, vissero nel XVI secolo una costante ascesa economica legata alla proprietà fondiaria. Tale accrescimento patrimoniale permise loro di elevare il proprio rango sociale fino a raggiungere, nel secolo successivo, la prestigiosa dignità notarile, espressa da ben quattro professionisti che rogarono atti tra il 1633 e il 1750. La linea maschile della famiglia si estinse infine con Domenico — figlio di Giovanni Silvio e di Teresa Dal Sacco —, nato il 17 giugno 1797 e deceduto nel 1878, il quale ebbe quattro figlie: Alessandra, Teresa, Maria Luigia e Brigida.
Con ogni probabilità, lo stemma di famiglia fu ideato proprio dal capostipite della tradizione notarile del casato: Domenico, figlio di Giovanni Antonio, attivo tra il 1633 e il 1667. Gli altri notai della dinastia furono Silvio, figlio di Domenico, operante dal 1667 al 1707; Domenico, fu Silvio, attivo dal 1696 al 1738; e Giovanni Silvio, figlio di Domenico, che rogò dal 1735 al 1750.
Nel primo campo dello scudo troncato, gli Slavina vollero dichiarare anzitutto la propria fedeltà al Sacro Romano Impero attraverso la figura dell'aquila spiegata di nero. Questa scelta non era solo un atto di devozione alla Casa d’Asburgo, ma rifletteva la precisa volontà di legittimare antichi privilegi e riaffermare l'autonomia locale nei confronti del dominio della Repubblica di Venezia. Nel secondo campo, un'oca e un leone rampante si fronteggiano sopra un monte: l'assenza di atteggiamenti bellicosi o di armi sguainate rivela che tra le due creature non vi è conflitto, bensì un dialogo fondato su un perfetto equilibrio paritetico. Tale composizione suggerisce che il leone — emblema della forza e del potere — non agisca per mero arbitrio, ma sia guidato dalla saggezza, dalla prudenza e dalla costante vigilanza dell'oca, animale tradizionalmente associato alla custodia e, nel contesto notarile, alla penna e allo strumento stesso della scrittura.
Nel XVII secolo, tale blasone rappresentava per il notaio un vero e proprio manifesto etico da esibire a clienti e istituzioni: l'esercizio del potere di redigere atti e autenticare contratti non si fondava sulla sola autorità della legge, ma era orientato da intelligenza, ponderatezza e assoluta trasparenza. L'arma degli Slavina unisce simboli di altissima dignità sovrana, quali l'aquila e il leone, a elementi legati alla virtù e al territorio, come l'oca e il monte; si fonde così, in un'armonica composizione, l'insieme delle concessioni d'onore e dei valori morali del casato che con la stessa si è nobilitato.
Preziose testimonianze dell'antico stemma sono giunte fino ai giorni nostri. Una di esse si conserva in un tondo abilmente intagliato su un letto oggi di proprietà della famiglia Cavaliere di Chiampo, discendenti della già citata Alessandra Slavina (fu Domenico),maritata a Luigi Cavaliere nella seconda metà del Ottocento. Un'altra importante vestigia, in questo caso realizzata in marmo, è collocata sulla facciata del Municipio del Comune di Altissimo, che incamerò lo stemma lapideo nel 1923 acquistandolo dai Rancan, discendenti di Brigida Slavina. In origine, l'elegante manufatto lapideo si trovava sul fianco dell'arco situato all'ingresso dell'antica proprietà di famiglia, all'interno dell'omonima contrada che un tempo era racchiusa da mura. Fu proprio il toponimo della contrada, Slavina, a conferire il nome al casato: l’etimo deriva infatti dalle caratteristiche del terreno su cui l'abitato sorse, a seguito di una vasta frana causata, presumibilmente, dall'azione erosiva del torrente sottostante.
Il blasone fu pubblicato in veste di inedito dal dottor Silvio Carlo Dal Maso sulle pagine della rivista «Il Chiampo» (n. 89, 1982, pp. 9-10), nel saggio dal titolo Lo stemma degli Slavina di Altissimo; del medesimo autore si veda altresì il fondamentale volume Il blasone di Chiampo (2018, pp. 130-132).
Di pari rilievo e valore si rivelano i ragguagli storici concernenti la famiglia Slavina offerti dallo studioso Miro Monchelato nella monografia Altissimo, una comunità e le sue contrade (2004, pp. 58 e 59, 170-174).
Nota di Ringraziamento
A entrambi gli autori si rinnova il più profondo e sentito ringraziamento, non solo per la squisita cortesia e la generosa disponibilità accordatemi, ma anche per l'altissima competenza profusa nelle rispettive indagini storiche.
Dott. Andrea Zompero
Alla sacra memoria dell’esavola paterna Domenica Slavina, figlia del notaio Giovanni Silvio di Domenico, che il 15 febbraio 1762, nella Chiesa di Sant'Andrea di Crespadoro, univa la sua vita in matrimonio ad Angelo Xompero di Giovanni Antonio.
In merito al cognome dell'esavolo Angelo — come attestato dalle note storiche da me depositate presso il Registro Araldico Italiano alla voce Stemma noto Zompero — l'antico cognome Xompero ha visto mutare nel tempo la sua grafia arcaica, nella quale la X iniziale custodiva l'originario fonema veneto. Tale grafia si è evoluta nell'attuale forma Zompero quando il nipote Giambattista, figlio di Michelangelo, valicò la valle per giungere in Piana, dove nel 1839 prese in sposa Maria Soldà, dando così origine al ramo degli Zompero di Piana.
Un passaggio fonetico e grafico che conserva intatta l'identità delle origini, suggellando la continuità storica e la memoria familiare attraverso i secoli.
Con profonda devozione e orgoglio per le proprie radici,
Andrea Zompero