REGISTRAZIONE N. 524
DATA DI REGISTRAZIONE
23 ottobre 2018
INTESTATARIO
Dott. Andrea Zompero
ALIAS
di Piana
PROVENIENZA
Piana di Valdagno
RESIDENZA
Vicenza
STEMMA
Scudo: accartocciato
Arma: d'azzurro, all'albero di pero al naturale, senza frutti, movente da una collina erbosa di verde, affiancato a destra da una pera d’oro, gambuta e fogliata al naturale, posta sopra la collina
Corona: da nobile
Motto: POST FATA RESURGO
ALIAS (agg. il 4/1/2019)
Scudo: accartocciato
Arma: d'azzurro, a due torri pendenti al naturale, poste su un terreno erboso di verde e sormontate da una cometa d'oro, ondeggiante in palo
ALIAS BIS (aggiunto il 31 maggio 2025)
Scudo: accartocciato
Arma: partito semispaccato: nel 1° d'azzurro, alla colonna dorica d'argento, con base e capitello d'oro, poggiata su un terrazzo d'argento, sostenuta da due leocorni controrampanti d'oro e sormontata da una stella (8) d'oro; nel 2° d'oro, al castello al naturale, aperto di rosso, con merli alla ghibellina, posto sopra una roccia erbosa; nel 3° d'argento, al cane Bracco, posto sopra una pianura erbosa, legato ad una catena d'oro tenuta da un destrocherio vestito di rosso, movente dal fianco sinistro dello scudo
Motto: SOLUS PER ASPERA AD CASTRUM
ALIAS TER (aggiunto il 21 luglio 2025)
Scudo: accartocciato
Arma: nel 1° e nel 4° d'azzurro, all'albero di pero al naturale, senza frutti, movente da una collina erbosa di verde, affiancato a destra da una pera d’oro, gambuta e fogliata al naturale, posta sopra la collina (Zompero); nel 2° e nel 3° di verde, a due cherubini di carnagione volanti, affrontati e sostenenti con le mani una stella (8) d'oro
Motto: SPES MEA IN FIDE ET AMORE EST
ALIAS QUATER (aggiunto il 21 luglio 2025)
Scudo: accartocciato
Arma: inquartato: nel 1°e nel 4° di verde, all'angelo vestito d'argento, con aureola d'oro, tenente con la mano destra una spada in palo d'argento, impugnata d'oro, l'angelo sormontato da tre stelle (8) d'oro; nel 2° d'oro, al fiore di elleboro al naturale (Gavasso); nel 3° d'azzurro, a due torri pendenti d'oro, aperte e finestrate del campo, poste su un terreno erboso di verde e sormontate da una cometa dello stesso, ondeggiante in palo (Peserico)
Motto: MEA FORTITUDINE ATQUE FURORE MEO DIVINO
ALIAS QUINQUIES (aggiunto il 21 novembre 2025)
Scudo: accartocciato
Arma: d'argento, alla soldatessa medievale vestita d'oro, con una spada d'azzurro in palo nella mano destra ed uno scudo posato a terra d'azzurro con il monogramma di San Bernardino da Siena d'oro, nell'altra mano
Motto: DOMINA SUM SED ETIAM MILES EXERCITI DOMINI
ALIAS SEXIES (aggiunto il 21 novembre 2025)
Scudo: accartocciato
Arma: d'azzurro, al leone d'oro, lampassato di rosso, tenente con le branche una rosa di rosso, stelata e fogliata di verde; accompagnato nel cantone sinistro del capo da una stella d'oro a otto punte.
Motto: OLET ROSA BENEDICTA AMORE
ALIAS SEPTIES (aggiunto il 31 maggio 2026)
Scudo: accartocciato
Arma: troncato: nel primo d’oro, all’aquila spiegata di nero, membrata e imbeccata d'oro; nel secondo d’azzurro, al monte di verde, sostenente a destra un’oca al naturale e a sinistra un leone al naturale, rampante e affrontato all'oca.
Elmo: d'acciaio, chiuso, di profilo, rivoltato
Lambrecchini e piume (3): di rosso, d'oro e d'azzurro
Decorazioni: sotto lo scudo due cornucopie
ALIAS OCTIES (aggiunto il 16 luglio 2026)
Arma: d'argento, al cane bracco al naturale, posto sopra una pianura erbosa, legato ad una catena d’oro, tenuta da un destrocherio vestito di rosso, movente dal fianco sinistro dello scudo
Motto: NON BELLO SED FIDE
ALIAS NOVIES (aggiunto il 16 luglio 2026)
Scudo: accartocciato
Arma: inquartato: nel 1° e nel 4°azzurro, alla torre al naturale, merlata alla ghibellina, terrazzata di verde, aperta e finestrata del campo, la finestra centrale fiammeggiante di rosso verso sinistra; la torre è cimata da un’aquila bicipite spiegata di nero, armata e rostrata d’oro (Zompero di Piana, già Xompero "Venexiani"); nel 2° e nel 3° d'azzurro, all'albero di pero al naturale, senza frutti, movente da una collina erbosa di verde, affiancato a destra da una pera d’oro, gambuta e fogliata al naturale, posta sopra la collina (Zompero)
Motto: POST FATA RESURGO
Corona: da nobile
Cimiero: una colomba dello Spirito Santo nascente dalla corona
ALIAS DECIES (aggiunto il 16 luglio 2026)
Arma: d’azzurro, a due scogli di tre vette d’oro, ordinati in fascia, sormontati da tre stelle a sei punte dello stesso, ordinate in palo.
Hanno diritto allo stemma tutti i discendenti legittimi e naturali dell'intestatario e la sorella Giorgia; all'alias Alessandro e Tommaso Peserico di Nicola e Susanna Carrieri; all'alias bis, ter, quater, quinquies. sexies, septies, octies, novies e decies solo l'intestatario.
DOCUMENTI DEPOSITATI
Stemma, pagamento elettronico, autocertificazione
Lo stemma antico è presente nelle varie residenze di famiglia (si veda stemma noto di Andrea Zompero registrato sul RAI)
Memorie Storiche e Araldiche della Famiglia Zompero di Piana
La genesi di un blasone contro il pregiudizio rurale
A cura del Dottor Andrea Zompero di Piana, già Xompero "Venexiani", erede e custode della stirpe
I. L'arrivo nella "Val di là" e l'inganno della burocrazia
La storia ha spesso i suoi snodi nei dettagli apparentemente marginali. Giambattista Zompero (1816–1872) — figlio di Michelangelo Xompero e Domenica Rancan, nonché nipote di Angelo e Domenica Slavina — abbandona San Pietro Mussolino per stabilirsi a Piana di Valdagno. Il 19 settembre 1839 sposa Maria Soldà (1804–1876), figlia unica e possidente in Contrada Soldà, di dodici anni più anziana.
È in questo esatto momento di transizione nella "Val di là" che il cognome muta l'originaria grafia Xompero nell'attuale Zompero: un errore di trascrizione della penna distratta di un parroco locale. Un piccolo incidente burocratico che, nella sua banalità, sancisce l'atto di nascita ufficiale di un nuovo e irriducibile ramo familiare.
II. "Marìo Cuco": l'arma del villaggio e la risposta del sangue
In questo nuovo contesto, Giambattista si trova a vivere da estraneo. È un uomo di modeste fortune, ma porta sulle spalle un fardello genetico e culturale pesante: discende dalla nobiltà dei notai Slavina e dall'illustre sangue della famiglia Dalla Valle.
Il contesto rurale dell'epoca, gretto e spietato, non gli perdona l'arrivo né il matrimonio con una possidente più anziana. Lo emargina, lo dileggia, lo etichetta con uno pseudonimo tagliente: "Marìo Cuco" (Marito Cucco). L'allegoria è feroce e popolare, costruita sul cuculo, il volatile parassita che non si costruisce il nido ma occupa quello altrui. È il tipico meccanismo di rigetto della comunità contadina chiusa verso lo straniero che si inserisce in un equilibrio preesistente.
Ma Giambattista non risponde con i forconi o con le offese. Reagisce con un'arma infinitamente più raffinata e crudele: l'autoproclamazione aristocratica.
Sprovvisto di ricchezze materiali, Giambattista attinge all'unico patrimonio inattaccabile che possiede: la memoria del suo sangue. Mette in piedi un blasone di famiglia. Non cerca l'approvazione di un re o di un collegio araldico borbonico o sabaudo; compie un atto di sovranità domestica. Si autoproclama nobile Zompero di Piana all'interno delle mura di casa, trasformando lo sberleffo del villaggio in un titolo di marmo.
Di quel glorioso passato restava la memoria e la fierezza: in primis l'eredità degli Slavina, l'unica casata della zona a vantare prerogative araldiche tali da esibire un cimiero. Un patrimonio di mobilio finemente intagliato con i blasoni aviti e archivi notarili andati purtroppo in cenere sotto i bombardamenti tedeschi della Seconda Guerra Mondiale. Di tutto quel mondo distrutto, la storia ha salvato un unico testimone silenzioso: un letto ereditato da Alessandra Slavina a metà Ottocento, portato in dote ai Cavaliere di Chiampo.
III. Il sigillo dei versi e l'eredità odierna
La risposta di Giambattista non muore con lui. Suo figlio, Benedetto Allegro (1840–1913), nato da quel matrimonio, cristallizza l'orgoglio paterno in versi di una solennità quasi titanica:
L'Antico Honor de gli Slavina
a la Zompero stirpe conferito
Il Nobil Sangue
Eterno
si genera nell'Infinito
Questa non è araldica istituzionale: è araldica di resistenza. È la prova che un uomo può ribellarsi al fango del pregiudizio inventandosi re di se stesso.
Oggi, quell'insegna ideata per dispetto e difesa campeggia legittimamente nella casa avita di Contrada Soldà — oggi di proprietà del curatore dell'opera — e nelle sue residenze, custodita insieme all'insegne lignee di quell'epopea.
Va rimarcato, a scanso di equivoci genealogici, che gli omonimi Zompero residenti in America Latina non hanno alcuna parentela con questo ramo. La titolarità morale e storica di questo blasone di matrice vernacolare spetta unicamente a questa specifica famiglia, in qualità di unica discendente diretta di quell'artefice geniale che fu Giambattista Xompero/Zompero di Piana, il "Marìo Cuco", pronipote dell'Arciprete Don Simon Xompero (1693–1764) e del Notaio Giovanni Silvio Slavina di Altissimo.
Questa non è una favola inventata a tavolino: è la ricostruzione viscerale di un'intuizione familiare. Il curatore non pretende di essere entrato nella testa del proprio avo, ma ne interpreta le azioni attraverso la continuità del sangue: comprende perché la gente lo odiava, perché lo disprezzava, e sa che lui, per sopravvivere a tutto questo, si è fatto nobile da solo. Nella sua casa, per la sua stirpe, contro il mondo intero.
ALIAS
L'alias risale al 1672 ed apparteneva allo zio dell'intestatario, Alessandro Peserico (1929 - 2017), membro di una nobile famiglia di San Quirico di Valdagno, ed è presente nel Palazzo Bò, sede dell'università di Padova.
Il blasone della famiglia Peserico. Analisi storico-critica delle fonti, riesame tecnico del manufatto e proposta di ricostruzione dell'arma originaria
Introduzione
La ricostruzione e la tutela del patrimonio araldico di una casata storica richiedono un approccio fondato sulla critica delle fonti e sull'analisi materiale dei manufatti, superando la mera ricezione acritica delle descrizioni tramandate dalla tradizione.
Non di rado, repertori locali e catalogazioni moderne – pur meritori nella salvaguardia dei beni culturali – finiscono infatti con l'ereditare e perpetuare errori materiali originati da letture condizionate dallo stato di conservazione delle opere o da interpretazioni inevitabilmente influenzate dal loro degrado.
È questo il caso dello stemma della famiglia Peserico, documentato attraverso l'arma di Ioannes Matthaeus Pesericus, consigliere e assessore della Nazione Tarvisina presso lo Studio di Padova nell'anno 1672. Il blasone è stato tramandato in epoca contemporanea mediante le aggiunte di Otello Bullato all'opera di Sebastiano Rumor, Il blasone vicentino, ed è stato successivamente recepito nel censimento scientifico della Dott.ssa Lucia Rossetti (Stemmi dello Studio di Padova, scheda n. 2982).
Un riesame critico della documentazione disponibile, integrato con i principi dell'araldica storica e con le conoscenze relative alle tecniche pittoriche e di doratura del XVII secolo, induce tuttavia a ritenere che la tradizionale descrizione dello stemma — «d'azzurro, a due torri pendenti di rosso...» — possa costituire l'esito di una lettura materiale del manufatto alterato dal tempo, piuttosto che una fedele restituzione dell'aspetto originario dell'arma.
Il presente contributo non intende sostituire arbitrariamente la tradizione descrittiva consolidata, bensì proporne una rilettura critica, distinguendo costantemente tra dati direttamente osservabili, testimonianze documentarie e ipotesi ricostruttive.
Metodo della ricerca
La presente indagine si fonda sull'integrazione di quattro differenti livelli di analisi:
l'esame della documentazione archivistica e bibliografica disponibile;
l'osservazione dello stato materiale del manufatto superstite;
i principi della scienza araldica tradizionale;
le conoscenze relative alle tecniche esecutive della pittura e della doratura nel XVII secolo.
Le conclusioni vengono formulate distinguendo con chiarezza tra gli elementi direttamente documentati, quelli ricostruibili sulla base delle fonti e le ipotesi interpretative che, pur non dimostrabili in modo assoluto allo stato attuale delle conoscenze, risultano compatibili con le evidenze storiche, artistiche e araldiche.
1. L'analisi critica della scheda della Dott.ssa Rossetti e il problema della cometa
La scheda n. 2982 redatta dalla Dott.ssa Lucia Rossetti descrive il reperto conservato presso l'Università degli Studi di Padova nei seguenti termini:
SM. Scolpito e dipinto.
CV. Mancante la parte superiore, spezzata e ricomposta la parte sinistra della targa, scrostate le tinte.
SD. [Azzurro]: 2 torri a mattoni [rosse] poggianti su terreno [verde] [sormontate da 1 stella cometa d'oro ondeggiante in palo].
LG. Entro targa, in basso: IOANNES MATTEUS PESERICUS / VICentinus CONSilarius DE IA TARvisina / ET ASSESSoRE.
Dall'esame della scheda emergono due elementi di particolare rilievo.
Il primo concerne il grave stato di conservazione del manufatto. La stessa autrice precisa che la parte superiore dello scudo risulta perduta e che la superficie pittorica presenta diffuse abrasioni e scrostature, tali da compromettere la leggibilità originaria della composizione.
Il secondo riguarda la presenza della cometa d'oro.
Poiché la parte superiore dello scudo è oggi mancante, tale figura non è più direttamente osservabile sul reperto superstite. Il fatto che essa compaia comunque nella descrizione, racchiusa tra parentesi quadre, lascia ragionevolmente ritenere che la Dott.ssa Rossetti abbia utilizzato una documentazione precedente – verosimilmente un inventario storico, una trascrizione antica o altra fonte archivistica – per integrare la porzione perduta dello stemma.
La presenza della cometa può pertanto considerarsi storicamente documentata, sebbene in forma indiretta, attraverso la tradizione documentaria recepita dalla studiosa.
Tale circostanza assume particolare rilievo nell'interpretazione complessiva dell'arma, poiché costituisce un elemento metallico certamente attestato nella composizione originaria.
2. L'attribuzione del rosso alle torri: una rilettura alla luce delle tecniche di doratura del XVII secolo
L'aspetto più problematico della descrizione tradizionale dello stemma riguarda l'attribuzione del colore rosso alle due torri.
Sotto il profilo araldico e tecnico tale interpretazione merita infatti un riesame.
Dal punto di vista dell'araldica classica, una composizione costituita da figure rosse in campo d'azzurro, pur non essendo tecnicamente impossibile né contraria alla regola dei metalli e dei colori, risulta relativamente poco frequente nell'araldica italiana del XVII secolo, nella quale si riscontra più comunemente l'impiego di figure metalliche su campi di colore, soluzione che garantisce una maggiore evidenza e leggibilità dell'arma.
A tale osservazione si aggiunge un elemento di natura storico-artistica.
È noto alla letteratura sul restauro che, nella pratica della doratura seicentesca, tanto su pietra quanto su tavola, la foglia d'oro venisse generalmente applicata sopra un sottile strato preparatorio di bolo armeno, un'argilla finissima di colore rosso-bruno destinata a favorire l'adesione della doratura e ad accrescerne la luminosità.
Quando, nel corso dei secoli, la sottilissima foglia metallica si distacca a causa dell'usura, degli agenti atmosferici o di precedenti interventi conservativi, il bolo preparatorio rimane visibile, assumendo l'aspetto di una superficie uniformemente rossa.
Alla luce di tale fenomeno conservativo appare pertanto plausibile che le superfici oggi percepite come rosse non rappresentino necessariamente lo smalto originario delle torri, bensì lo strato preparatorio destinato a sostenere una doratura successivamente perduta.
Questa interpretazione consentirebbe di spiegare in maniera coerente sia l'apparente anomalia cromatica della composizione sia la presenza documentata della cometa d'oro, ricostruendo un'arma nella quale entrambi gli elementi principali condividerebbero il medesimo metallo.
Naturalmente, in assenza di analisi diagnostiche dirette sul manufatto, tale ricostruzione non può essere considerata dimostrata in senso assoluto. Essa costituisce tuttavia un'ipotesi compatibile con lo stato materiale dell'opera, con le tecniche artistiche del XVII secolo e con la tradizione araldica.
3. L'esegesi delle aperture: porte e finestre "del campo"
Un ulteriore aspetto merita attenzione.
Le descrizioni sintetiche degli stemmi frequentemente omettono l'indicazione del colore delle aperture delle torri, limitandosi alla blasonatura della figura principale.
Secondo la prassi araldica tradizionale, quando porte e finestre non siano espressamente descritte con uno smalto diverso ("aperte di nero", "chiuse d'argento", "murate di nero", ecc.), esse si intendono normalmente del campo, lasciando cioè trasparire lo smalto sul quale la figura è posta.
Nel caso dello stemma Peserico tale interpretazione appare coerente con la composizione complessiva dell'arma.
Le aperture delle torri risulterebbero infatti naturalmente d'azzurro, armonizzandosi con il campo senza introdurre ulteriori smalti non attestati dalla documentazione disponibile.
Anche sotto questo profilo, pertanto, la ricostruzione proposta risulta compatibile con la prassi blasonica tradizionale.
4. Proposta di ricostruzione critica della blasonatura
Alla luce delle considerazioni sin qui esposte, la seguente blasonatura appare quella che meglio concilia le testimonianze documentarie superstiti, le evidenze materiali del manufatto, le conoscenze relative alle tecniche pittoriche del XVII secolo e i principi dell'araldica storica.
Arma
D'azzurro, a due torri pendenti d'oro, aperte e finestrate del campo, fondate su una campagna erbosa di verde, sormontate da una cometa d'oro ondeggiante in palo.
Tale formulazione non pretende di sostituire definitivamente la tradizione descrittiva finora accolta dalla storiografia, ma costituisce una proposta di ricostruzione critica dell'arma originaria, fondata sull'integrazione delle fonti disponibili e sull'interpretazione dello stato conservativo del manufatto.
5. Conclusioni e prospettive di ricerca
L'analisi svolta induce a ritenere che la tradizionale attribuzione del colore rosso alle due torri possa derivare da una lettura dello stato materiale del manufatto piuttosto che dalla sua configurazione originaria.
L'ipotesi secondo cui le torri fossero originariamente dorate trova infatti una possibile spiegazione nella perdita della foglia d'oro e nella conseguente emersione del bolo preparatorio, fenomeno ben documentato nella storia delle tecniche artistiche.
Pur non essendo dimostrabile in modo definitivo sulla base delle sole evidenze attualmente disponibili, tale ricostruzione risulta compatibile con la documentazione storica, con le tecniche esecutive del XVII secolo e con la tradizione araldica.
La presenza della cometa d'oro, attestata indirettamente dalla documentazione utilizzata dalla Dott.ssa Lucia Rossetti per integrare la parte perduta dello stemma, contribuisce inoltre a rafforzare la coerenza complessiva della ricostruzione proposta.
La presente indagine intende pertanto offrire un contributo alla rilettura critica del patrimonio araldico vicentino, auspicando che future indagini diagnostiche non invasive — quali osservazioni in luce radente, microscopia digitale o analisi mediante fluorescenza a raggi X (XRF) — possano verificare l'eventuale presenza di residui della doratura originaria e fornire ulteriori elementi a sostegno o a revisione dell'ipotesi qui avanzata.
Dedica
Alla memoria del carissimo zio Alessandro Peserico (1927–2017), marito di zia Luciana Gavasso (1943–2018), dipendente della Provincia di Vicenza, uomo di singolare ingegno e di profonda rettitudine, cui devo l'affetto che mi ha avvicinato alla storia della famiglia e il desiderio di custodirne la memoria.
Questo studio è rispettosamente dedicato alla sua memoria.
Dott. Andrea Zompero di Piana
già Xompero "Venexiani"
ALIAS BIS
L'alias bis è stato creato in memoria del nonno materno dell'armigero, Chilese Elio (1940 - 2020), di Gelindo (1913 - 1943), castrobertense, nato in Casa Divisi, Lasagna, Trissino, Castellini, Schiavo. Lo stemma posto nel terzo quadrante richiama lo stemma di famiglia della madre di Chilese Elio, Maria Teresa Schiavo (1913 - 2017), presente sull' altare maggiore del piccolo oratorio dedicato a San Gaetano, costruito dai fratelli Schiavo nel 1670, nella località Monteschiavi di Castelgomberto
ALIAS TER
L'alias ter è stato realizzato in onore dell'amatissima nonna paterna dell'armigero, Elisa Zarantonello (1931 - 2013), figlia del fu Cavalier Luciano (1891 - 1973) e di Luigia Faccin (1896 - 1980), sposa di Benedetto Zompero (1927 - 2009).
ALIAS QUATER
L'alias quater è stato creato in eterna memoria dell'adorata prozia Luciana Gavasso (1943 - 2018) di Mario (1906 - 1946) e di Drusiana Bicego (1917 - 1995) e sposa di Alessandro Peserico.
ALIAS QINQUIES
L'alias quinquies è un tributo all'ava paterna dell'armigero Maria Soldà (1804 - 1876) di Antonio e Margarita Zordan, sposa di Giambattista Zompero (1816 - 1872) di Michelangelo e di Domenica Rancan.
ALIAS SEXIES
L'alias sexies è un tributo alla bisnonna paterna dell'armigero, Rosa de Franceschi (1895 - 1975) di Antonio e Angela Distrotti, sposa di Benedetto Archilio Zompero (1885 - 1960)
ALIAS SEPTIES (vedasi lo stemma noto Slavina già registrato)
L'alias septies è un tributo all’esavola paterna Domenica Slavina, figlia del notaio Giovanni Silvio di Domenico, che il 15 febbraio 1762, nella Chiesa di Sant'Andrea di Crespadoro, univa la sua vita in matrimonio ad Angelo Xompero di Giovanni Antonio.
ALIAS OCTIES (vedasi lo stemma noto Schiavo registrato)
L’alias Octies viene adottato quale sentito e profondissimo omaggio alla figura di Maria Teresa Schiavo (1913–2017), bisnonna dell'intestatario e madre del nonno materno Chilese Elio (1940–2020).
Settimogenita di Giovanni e di Maria Luigia Fin, Maria Teresa ha incarnato, con la sua esistenza ultracentenaria, una memoria storica di eccezionale rilievo. Il richiamo alla sua figura, tramite l'alias prescelto, intende celebrare la dignità e la forza di una discendenza che affonda le proprie radici nel legame tra la famiglia Schiavo e la stirpe dei Fin. Vedova di Chilese Gelindo (1913–1943), Maria Teresa Schiavo ha saputo attraversare con resilienza oltre un secolo di storia, lasciando un’impronta indelebile nella memoria dei propri discendenti e nella genealogia familiare.
L’adozione di tale alias mira a perpetuare il ricordo di Maria Teresa, legandolo indissolubilmente alla tradizione araldica della casata. Per quanto concerne l’emblema araldico, si rimanda alle risultanze del già citato stemma Noto Schiavo, debitamente registrato presso il Registro Araldico Italiano, a suggello dell'unione tra il valore della memoria storica e la continuità del lignaggio.
ALIAS NOVIES (vedasi lo stemma noto Zompero di Piana già registrato)
L'Arma del Doppio Lignaggio: L'Anima Colta e l'Anima Vernacola degli Xompero "Venexiani" e degli Zompero di Piana
L’araldica non è mai stata mera decorazione, bensì il linguaggio visivo attraverso cui una stirpe cristallizza la propria essenza. Lo stemma Alias 9 costituisce una macchina filosofica di sintesi ontologica, il compimento di una ricerca durata trent'anni, nata dall'eco profonda delle memorie tramandate dal nonno Benedetto Zompero (1927–2009) e culminata nel ritrovamento del blasone primigenio presso l'antica Chiesa di San Pietro Vecchio a San Pietro Mussolino. Tale emblema risolve nel segno la dialettica tra due anime ereditarie: quella colta, di matrice arcadica degli antichi Xompero "Venexiani", e quella che Giambattista Xompero/Zompero (1816–1872) — figlio di Michelangelo Zompero e Domenica Rancan, figura centrale e uomo di tempra eccezionale, pronipote del Notaio Giovanni Silvio Slavina e discendente dell'Arciprete Don Simon Xompero (1693-1764) — preservò come profondamente aristocratica nonostante la contingenza dei mezzi.
La Genesi dell'Antico: Il "Logos" tra Storia ed Etimologia
La componente più remota del blasone trova la sua chiave di lettura in un'operazione di etimologia visiva di gusto arcadico. La Torre con la fiamma è la rappresentazione araldica del cognome originario Xompero, interpretato dagli antenati attraverso una raffinata crasi di derivazione ellenica: Zone (cinta muraria) e Pyros (fuoco). Questa "cinta muraria di fuoco" erge il blasone a baluardo di una discendenza che affonda le radici nella cultura umanistica e in un lignaggio antico che unisce le stirpi Dalla Valle, Slavina e Xompero "Venexiani". Tale dignità rappresenta un diritto di sangue nativo, una consapevolezza di nobil sangue custodita gelosamente attraverso i secoli.
L'Aristocrazia di Giambattista: Una Scelta Brillante di Dignità
Giambattista, pur conscio del retaggio ancestrale, compì una scelta brillante e strategica al momento dell'insediamento a Piana di Valdagno. È in questo frangente che il cognome subisce una mutazione: dalla forma originaria Xompero, la grafia vira verso la Z a causa dell'errata trascrizione del parroco locale; è in questo contesto che avviene la genesi dello stemma. Senza ripudiare l'antico, Giambattista scelse di forgiare l'identità della famiglia in un ambiente nuovo, creando un'insegna d'espressione locale che ne sancisse il prestigio. Autoproclamatosi "Nobile Zompero di Piana", egli trasformò la propria posizione in una verità indiscutibile. Seguendo l'esclusiva consuetudine della famiglia Slavina — che soleva marcare il proprio prestigio incidendo gli stemmi sul mobilio — fece scolpire la sua arma di matrice territoriale su una cassapanca. Il Pero divenne la sua arma parlante: la risposta "zò un pero" (giù un pero), gioco di parole sulla pronuncia Zompero, fu l'atto di sfida di un uomo che riaffermava la sua nobiltà con il motto Post Fata Resurgo. È fondamentale sottolineare che questa creazione di Giambattista è un'arma di schietta impronta vernacola, espressione autentica e colta del territorio, da distinguersi da qualsiasi accezione riduttiva.
Il Percorso dell'Insegna: Dalla Ricerca Sacra alla Pietra Avita
La perdita della cassapanca originale segnò un momento drammatico: nel 1974, un astuto antiquario vicentino, approfittando della vulnerabilità della bisnonna Rosa de Franceschi (1895–1975) — sposa di Benedetto Archilio Zompero (1885–1960) — si appropriò del mobile. Tale sottrazione costituì un trauma profondo. Fortunatamente, l'insegna era già stata trasposta dal bisnonno Benedetto Archilio sull'antico anello Chevalier, passato poi in eredità a Benedetto Zompero (1927–2009), il quale lo riservò espressamente per l'attuale successore della stirpe. Il furto dell'originale è avvenuto all'inizio del 2020 presso un'abitazione di proprietà di quest'ultimo a Vicenza; dell'accaduto esiste regolare denuncia formale sporta presso l'Arma dei Carabinieri, a garanzia della veridicità e della trasparenza della cronistoria. Sebbene il cimelio sia stato sottratto, la sua riproduzione fedele ne garantisce la continuità. È doveroso specificare che lo stemma tuttora visibile nella dimora avita di Contrada Soldà è quello storico di matrice territoriale creato da Giambattista; tuttavia, l'odierno rappresentante del casato, in qualità di titolare e scrivente, già Xompero "Venexiani", adotta oggi un nuovo stemma inquartato: il blasone definitivo in cui l'anima colta di matrice arcadico erudita e quella d'espressione dialettale del Pero si fondono in una sintesi perfetta.
Sintesi e Continuità: Il Nuovo Sigillo della Stirpe
L'Alias novies rappresenta il traguardo di un cammino esistenziale. Questo stemma inquartato costituisce il sigillo inviolabile che, da questo momento, rappresenta l'autorità del casato. La vera nobiltà, tramandata di padre in figlio, risiede nell'animo e nella fedeltà alle proprie radici. L'insegna, che integra l'aristocrazia dell'intelletto con la saggezza vernacola della terra, viene adottata e registrata ufficialmente nel Registro Araldico Italiano dallo scrivente in data 16 luglio 2026, giorno del suo 41esimo compleanno e solennità della Beata Vergine del Carmelo. Essa resta il baluardo di una stirpe che ha saputo integrare l'aristocrazia dell'intelletto con l'animo delle proprie origini, riaffermata per sempre attraverso il segno incancellabile del proprio stemma lapideo e del nuovo, perfetto sigillo della stirpe.
Dichiarazione d'intenti:
L'autore adotta la presente dicitura a ripristino della forma cognominale originaria, alterata da erronea trascrizione parrocchiale del XIX secolo. L'insegna araldica inquartata, registrata presso il Registro Araldico Italiano, sancisce la sintesi definitiva tra il retaggio arcadico del lignaggio Xompero e l'aristocrazia vernacola della stirpe di Piana.
ALIAS DECIES (vedasi lo stemma noto Dalla Valle già registrato)
L'Alias 10 si configura come un solenne tributo dell'Armigero alla propria ava paterna in linea patrilineare, Antonia dalla Valle, figura centrale nella memoria genealogica della famiglia. Antonia dalla Valle fu sposa di Giovanni Antonio Xompero, figlio di Antonio, quest'ultimo nato nel 1661 e deceduto nel 1733, e a sua volta figlio di Matteo.
Antonia dalla Valle fu madre di Angelo Xompero e suocera di Domenica Slavina. Il legame familiare era ulteriormente rafforzato dal rapporto tra Antonia e Don Simon Xompero, fratello di suo marito Giovanni Antonio, di cui era cognata. Un momento cruciale per le sorti del lignaggio fu il trasferimento della famiglia di Giovanni Antonio e Antonia dalla Valle, insieme a Don Simon, da San Pietro Mussolino verso Crespadoro, comune vicentino che divenne la loro nuova dimora, evento che segnò un cambiamento significativo nella storia della casata. L'inserimento di queste precise coordinate biografiche e geografiche nel Registro Araldico Italiano è fondamentale per cristallizzare la continuità storica, le radici territoriali e le dinamiche familiari che hanno plasmato l'identità della stirpe Xompero, garantendo che tale eredità sia preservata ufficialmente negli annali araldici nazionali.
Dott. Andrea Zompero: Andrea Zompero di Piana già Xompero "Venexiani", Castelgomberto, il XVI Luglio MMXXVI