Scudo
Accartocciato, Ovale
Accartocciato, Ovale
Stemma
Al naturale, Azzurro, Oro, Verde
Flora, Natura
Motto
Nome o cognome
A colori
Memorie Storiche e Araldiche della Famiglia Zompero di Piana
La genesi di un blasone contro il pregiudizio rurale
A cura del Dottor Andrea Zompero di Piana, già Xompero "Venexiani", erede e custode della stirpe
I. L'arrivo nella "Val di là" e l'inganno della burocrazia
La storia ha spesso i suoi snodi nei dettagli apparentemente marginali. Giambattista Zompero (1816–1872) — figlio di Michelangelo Xompero e Domenica Rancan, nonché nipote di Angelo e Domenica Slavina — abbandona San Pietro Mussolino per stabilirsi a Piana di Valdagno. Il 19 settembre 1839 sposa Maria Soldà (1804–1876), figlia unica e possidente in Contrada Soldà, di dodici anni più anziana.
È in questo esatto momento di transizione nella "Val di là" che il cognome muta l'originaria grafia Xompero nell'attuale Zompero: un errore di trascrizione della penna distratta di un parroco locale. Un piccolo incidente burocratico che, nella sua banalità, sancisce l'atto di nascita ufficiale di un nuovo e irriducibile ramo familiare.
II. "Marìo Cuco": l'arma del villaggio e la risposta del sangue
In questo nuovo contesto, Giambattista si trova a vivere da estraneo. È un uomo di modeste fortune, ma porta sulle spalle un fardello genetico e culturale pesante: discende dalla nobiltà dei notai Slavina e dall'illustre sangue della famiglia Dalla Valle.
Il contesto rurale dell'epoca, gretto e spietato, non gli perdona l'arrivo né il matrimonio con una possidente più anziana. Lo emargina, lo dileggia, lo etichetta con uno pseudonimo tagliente: "Marìo Cuco" (Marito Cucco). L'allegoria è feroce e popolare, costruita sul cuculo, il volatile parassita che non si costruisce il nido ma occupa quello altrui. È il tipico meccanismo di rigetto della comunità contadina chiusa verso lo straniero che si inserisce in un equilibrio preesistente.
Ma Giambattista non risponde con i forconi o con le offese. Reagisce con un'arma infinitamente più raffinata e crudele: l'autoproclamazione aristocratica.
Sprovvisto di ricchezze materiali, Giambattista attinge all'unico patrimonio inattaccabile che possiede: la memoria del suo sangue. Mette in piedi un blasone di famiglia. Non cerca l'approvazione di un re o di un collegio araldico borbonico o sabaudo; compie un atto di sovranità domestica. Si autoproclama nobile Zompero di Piana all'interno delle mura di casa, trasformando lo sberleffo del villaggio in un titolo di marmo.
Di quel glorioso passato restava la memoria e la fierezza: in primis l'eredità degli Slavina, l'unica casata della zona a vantare prerogative araldiche tali da esibire un cimiero. Un patrimonio di mobilio finemente intagliato con i blasoni aviti e archivi notarili andati purtroppo in cenere sotto i bombardamenti tedeschi della Seconda Guerra Mondiale. Di tutto quel mondo distrutto, la storia ha salvato un unico testimone silenzioso: un letto ereditato da Alessandra Slavina a metà Ottocento, portato in dote ai Cavaliere di Chiampo.
III. Il sigillo dei versi e l'eredità odierna
La risposta di Giambattista non muore con lui. Suo figlio, Benedetto Allegro (1840–1913), nato da quel matrimonio, cristallizza l'orgoglio paterno in versi di una solennità quasi titanica:
L'Antico Honor de gli Slavina a la Zompero stirpe conferito il Nobil Sangue Eterno si genera nell'Infinito.
Questa non è araldica istituzionale: è araldica di resistenza. È la prova che un uomo può ribellarsi al fango del pregiudizio inventandosi re di se stesso.
Oggi, quell'insegna ideata per dispetto e difesa campeggia legittimamente nella casa avita di Contrada Soldà — oggi di proprietà del curatore dell'opera — e nelle sue residenze, custodita insieme all'insegne lignee di quell'epopea.
Va rimarcato, a scanso di equivoci genealogici, che gli omonimi Zompero residenti in America Latina non hanno alcuna parentela con questo ramo. La titolarità morale e storica di questo blasone di matrice vernacolare spetta unicamente a questa specifica famiglia, in qualità di unica discendente diretta di quell'artefice geniale che fu Giambattista Xompero/Zompero di Piana, il "Marìo Cuco", pronipote dell'Arciprete Don Simon Xompero (1693–1764) e del Notaio Giovanni Silvio Slavina di Altissimo.
Questa non è una favola inventata a tavolino: è la ricostruzione viscerale di un'intuizione familiare. Il curatore non pretende di essere entrato nella testa del proprio avo, ma ne interpreta le azioni attraverso la continuità del sangue: comprende perché la gente lo odiava, perché lo disprezzava, e sa che lui, per sopravvivere a tutto questo, si è fatto nobile da solo. Nella sua casa, per la sua stirpe, contro il mondo intero.
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Scudo: accartocciato
Arma: d'azzurro, all'albero di pero al naturale, senza frutti, movente da una collina erbosa di verde, affiancato a destra da una pera d’oro, gambuta e fogliata al naturale, posta sopra la collina
Corona: da nobile
Motto: POST FATA RESURGO