REGISTRAZIONE N. 1059
DATA DI REGISTRAZIONE
14 aprile 2026
INTESTATARIO
Prof. Cav. Gionata Barbieri
PROVENIENZA
Napoli
STEMMA
Scudo: sannitico
Arma: inquartato: nel 1° d'argento, all'albero di maggiociondolo di verde, fustato al naturale, fruttato d'oro, nodrito su un terrazzo di verde e sostenuto a destra da un leone rampante contro il fusto (Majo); nel 2° d'azzurro, al palo cucito di rosso, caricato di tre stelle di otto raggi d'oro ed accostato da due leoni controrampanti dello stesso sostenuti da un mare d'argento fluttuoso del campo (Marinelli); nel 3°di di verde, all’agnello pasquale d’argento, nimbato d’oro, portante una banderuola d’argento crociata di rosso, fissata a un’asta dello stesso terminante con una croce (Pascale); nel 4° di rosso, all’albero sradicato al naturale, accostato da due uomini selvatici di carnagione, affrontati, cinti e coronati di foglie di verde, sostenenti il fusto con una mano (Waldemann); sul tutto, uno scudetto di rosso, caricato da una croce di Sant’Andrea d’oro, caricata di cinque leoni di porpora, posti uno in cuore e quattro nei bracci (Barbieri arma moderna).
Motto: Sanguis non deficit
Corona: da marchese
Timbro: lo scudo è accollato a un manto d'ermellino movente da un elmo da principe cimato dalla corona di Principe Elettore del SRI e ornato da svolazzi.
Hanno diritto all'uso dello stemma tutti i discendenti ed eredi legittimi e naturali del dichiarante con trasmissibilità ad ambo i sessi e all'infinito. La prole di discendenti ed eredi femmine può usare lo stemma purché sia dimidiato o inquartato con lo stemma paterno e sempre dopo l'aggiunta del cognome della femmina.
DOCUMENTI PRESENTATI
Pagamento elettronico, autocertificazione, stemma, documentazione storica
I generazione: lambello a tre pendenti;
II generazione: lambello a tre pendenti caricati di aquila imperiale;
III generazione: lambello a tre pendenti caricati di chiavi del cielo;
IV generazione: lambello a tre pendenti caricati di gigli;
V generazione: lambello a tre pendenti caricati di sirena alla doppia coda;
VI generazione: lambello a tre pendenti caricati da grifoni;
VII generazione in poi: lambello a tre pendenti caricati di astro a cinque punte.
Smalti di brisura in ordine di genitura per ciascuna generazione: oro, argento, verde, azzurro, tanné, campo di cielo (dal sesto in poi).
Conte del Sacro Romano Impero, Magnate d'Ungheria, Nobile.
- Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica
- Attestazione di Lodevole Servizio del Ministero dell'Istruzione e del Merito della Repubblica Italiana
- Menzione speciale del Ministero dell'Istruzione e del Merito della Repubblica Italiana
- Cavaliere di Gran Croce con uso di Collare araldico dell'Ordine dell'Aquila di Georgia e della Tunica senza cuciture di N.S.G.C.
- Benedizione Apostolica Particolare per il Giubileo straordinario della Misericordia-concessa da S.S. Franciscus PP
- Benedizione Apostolica - concessa da S.S. Franciscus PP
- Medaglia di Benemerenza Giubilare d'Argento del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio-Giubileo della Misericordia (Roma-16 aprile 2016)
- Attestato di Benemerenza per l'aiuto prestato alle popolazioni colpite dal terremoto del centro Italia-emesso da Sovrano Militare Ordine di Malta - Delegazione di Viterbo e Rieti (Rieti-04 novembre 2016)
- Medaglia di Benemerenza d'Argento del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Roma-22 giugno 2017)
- Medaglia di Benemerenza d'Argento per il Tricentenario della Bolla Pontificia "Militantis Ecclesiae del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Roma-27 maggio 2018)
- Medaglia del Sovrano Militare Ordine di Malta per l'Aiuto ai Rifugiati (Roma-Palazzo Magistrale-20 settembre 2020)
- Consigliere per le Relazioni istituzionali e per i rapporti con i Media, e Signore Fratello del Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe dell'Opera di Vestire I Nudi in Napoli
- Presidente e Socio Accademico Primo Fondatore di Accademia di Amau Roger
- Collaboratore Corrispondente della Sociedad Toledana de Estudios Heráldicos y Genealógicos (STEHG) - Toledo - Spagna
La famiglia storica Barbieri è originaria del contado bolognese ed il suo primo esponente napoletano è don Pietro (bisnonno dell'intestatario dello stemma), imprenditore nato negli ultimi anni del secolo XIX. Costui fu il primo ad utilizzare la versione moderna dell'arma della famiglia. Pietro era figlio di Giuseppe e di Francesca Gagliardi, e tra i suoi avi annovera esponenti di famiglie nobili come i Ruggiero, i Giovannini di Firenzuola (alla cui famiglia appartiene il celebre autore rinascimentale Agnolo Giovannini detto il Firenzuola), i Sica di Montoro. Pietro sposò donna Maria Marinelli, discendente di illustri ed aristocratiche famiglie quali i de Mayo (Majo), i Trivelli, i Leone, i d'Anelli, i Pascale, i Waldemann, i Primicerio, i de Sano, i Petris, solo per citarne alcune. La stessa famiglia Marinelli era nobile e proveniva da Tramutola. I Mayo, estinti nella linea maschile, erano originari di Tramonti, in cui godettero di nobiltà sin dall'epoca degli Svevi, poi si stabilirono in Molise, a Baranello, e infine giunsero a Vasto e da lì si diffusero tra Chieti, Napoli e Roma. Giovan Battista Mayo (antenato di nono grado dell'intestatario) ottenne nel 1702 il titolo di Conte dell'Impero per sé e tutti i suoi eredi e successori ambo i sessi all'infinito, suo nipote, il Conte Venceslao (antenato di settimo grado dell'intestatario), insigne giurista, accademico e amministratore dei patrimoni d'Avalos, fu Presidente della Repubblica Vastese nel 1799, e uno dei suoi figli, Filoteo, ricoprì la medesima carica. I Mayo ebbero Commende di Giuspatronato familiare, di Giustizia con il Reale Ordine Costantiniano, di Devozione con l'Ordine di San Giovanni, ma provarono l'ammissione alla classe di Giustizia anche nell'Ordine di Santo Stefano di Toscana. Acindino Mayo con Papa Pio IX ottenne il titolo marchionale sul cognome e l'aggregazione alla Nobiltà romana. Maria Giacinta Leone (antenata di settimo grado dell'intestatario), moglie di Venceslao Mayo ed appartenente a famiglia nobile vastese, era la nipote del Conte Enrico Trivelli, discendente di Lucio, a cui nel 1707 fu conferito il titolo di Conte e di Magnate d'Ungheria per sé e tutti i suoi eredi e successori ambo i sessi all'infinito. Madre di Maria Giacinta Leone fu Drusiana dei Baroni d'Anelli di Brittoli, di Carpineto e dei feudi annessi. La Contessa Bianca Mayo è la trisnonna dell'intestatario. Suo marito, don Errico Marinelli, era figlio di Michele Giuseppe e di Nicoletta Pascale, quest'ultima discendente di Don Domingo Pasqual, nobile spagnolo giunto nel secolo XVII nel Sud Italia, dopo aver trionfato all'assedio di Barcellona durante la guerra "dels Segadors" con il grado di Capitano. Nel regno napoletano i Pascale giunsero a cariche apicali dell'Amministrazione borbonica, ma essi rappresentavano la terza emigrazione di questa famiglia spagnola verso l'Italia, che godette di nobiltà e di numerosi titoli quali: Conte di Alife, Signore di S. Pietro, Dragoni, Santangelo Raviscanina, Volturara, Cornelio, Canneto, Cirigliano, Castelmezzano, Lariuso, Boneta, Maremorto e Peschiera, Coluni, Trojano, Mairano, Selvapiana, Castrocucco, Scalea, Laino, Castelluccio, Sangiacomo, Valva, Borrello, e i patriziati e nobiltà presso Napoli, Cosenza, Lucera, L'Aquila, Palermo, Messina, Benevento, Brindisi, Giovinazzo, Sessa, Conversano, Molfetta. La letteratura genealogica spagnola rintraccia l'origine dei Pascale presso Val di Zarate e gradualmente, con la reconquista, si spostarono i vari rami della famiglia verso il sud della penisola iberica. Dei rami discendenti da don Domingo, quello afferente agli avi dell'intestatario, è in virtù della Sentenza n. 1906 del 12 aprile 1837 della Prima Camera della Gran Corte Civile di Napoli, l'unico che ha pieno titolo a tutta l'eredità nobiliare della famiglia, trasmessa per legittima (ossia riserva), e specificamente nella discendenza di don Ferdinando Pascale (antenato di sesto grado dell'intestatario), figlio di don Luigi. Particolare rilievo, tra gli antenati dell'intestatario, assumono i Waldemann, di origine teutonica e giunti a Napoli nel secolo XVIII, che ricoprirono elevati uffici ministeriali borbonici e provarono nobiltà generosa nell'Ordine Costantiniano e nelle Reali Guardie del Corpo a Cavallo del Re.
Il 4 giugno 2026 è stata effettuata presso il tribunale di Vasto una perizia giurata sulla storia, i titoli, la genealogia e lo stemma della famiglia.
Sentenza n. 1906 del 12 aprile 1837 della Prima Camera della Gran Corte Civile di Napoli (dal testo Decisioni delle Gran Corti civili in materia di diritto)
Da pagina 101 a 104.